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Arcidiacono
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Lmwbq'mwbgarcidiacono (mwbwLatino: archidiaconus. Greco: archidiakonos) è stata una importante figura dell'amministrazione diocesana, presente dall'antichità fino al mwcaXV secolo, specialmente nelle regioni occidentali. Il termine non appare prima del mwcqIV secolo con un utilizzo non specifico. Già dalla fine del IV e inizio del mwcgV secolo lo si trova più frequente nei testi degli autori mwcwcristiani latini e greci. In breve il termine venne usato con maggiore precisione ed i suoi incarichi vennero sempre più definiti. Il titolo di arcidiacono è talora ancora in uso, come ad esempio nel mwdaCapitolo Maggiore Metropolitano di Milano, per lo più con un uso meramente onorifico e simbolico. Nella mwdqdiocesi di Frosinone, come in quella di Tivoli, l'arcidiacono è il presidente del mwdgcapitolo della cattedrale.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Le origini dell'arcidiaconato risalgono ai primi tre secoli dell'era cristiana. L'immediato predecessore dell'arcidiacono fu il mwegdiacono vescovile (mwfaLatino: mwfqarchidiaconus episcopi). I compiti a lui assegnati erano l'amministrazione diocesana, la cura dei poveri, la supervisione della gestione delle proprietà ecclesiastiche da parte degli altri diaconi: per questo veniva considerato una sorta di economo e incaricato della sorveglianza del clero.
In questo periodo iniziale i compiti del diacono vescovile non erano ancora giuridicamente definiti, assegnati dal mwfwvescovo e per un tempo stabilito. A partire dal IV secolo la carica assunse progressivamente un carattere istituzionale e gli incarichi divennero specifici di tale carica. Nel periodo dal IV all'mwgaVIII secolo l'arcidiacono divenne il supervisore ufficiale del clero a lui subordinato, acquistando anche il controllo della loro disciplina e la possibilità di emettere provvedimenti disciplinari. Inoltre a lui spettava l'importante compito di esaminare i candidati al mwgqsacerdozio così come il diritto di effettuare visite pastorali, solitamente ai sacerdoti di campagna.
Col tempo divenne il consigliere principale del vescovo, con il mandato di preservare la purezza della mwgwfede e della disciplina e la gestione delle proprietà ecclesiastiche. In caso di negligenza del vescovo aveva persino il potere di occuparsi direttamente della salvaguardia degli interessi della mwhaChiesa. Grazie a questa stretta collaborazione con il vescovo, divenne il suo rappresentante ufficiale in varie occasioni, come la visita agli ammalati e ai detenuti, l'educazione del clero, l'amministrazione. In taluni casi, era il candidato alla successione del vescovo.cite-ref-1[1]
Nell'mwigEuropa orientale non ci fu un grande sviluppo di questa figura, ma ad occidente divenne, a partire dall'VIII secolo, ufficialmente e a tutti gli effetti l'organo di supervisione e di disciplina della mwiwdiocesi. Venne assegnato a una giurisdizione indipendente (mwjajurisdictio propria) e fino alla fine del mwjqXII secolo i suoi poteri vennero progressivamente rafforzati.
Nelle grandi diocesi, per la gran mole di attività, venivano nominati anche più arcidiaconi: il primo vescovo a istituire questa collaborazione fu Heddo di Strasburgo, che nel mwka774 divise la mwkqsua diocesi in sette arcidiaconie, dette in latino mwkwarchidiaconati rurali. Il suo esempio venne presto seguito in tutte le aree cristiane dell'Europa occidentale, tranne in Italia, dove la maggior parte delle diocesi era troppo piccola per sentire la necessità di una divisione amministrativa. Il mwlaPatriarcato di Aquileia invece, che aveva giurisdizione ecclesiastica su un territorio molto vasto, fu diviso in arcidiaconati, dove ogni arcidiacono esercitava il controllo su un gruppo di mwlqpievi.
Da allora in poi l'arcidiacono magno (solitamente il preposto del capitolo), le cui mansioni riguardavano principalmente il clero della città, fu sostituito dagli arcidiaconi rurali, che avevano sostituito i decani.
Questi arcidiaconi generalmente erano sacerdoti, o canonici della cattedrale o preposti delle principali chiese nelle piccole cittadine (chiese collegiate). L'autorità degli arcidiaconi culminò nei secoli XI e XII, quando nelle loro diocesi esercitavano un potere di poco inferiore a quello del vescovo. Facevano visite durante le quali avevano il potere di tassare i bilanci del mwmaclero; potevano presiedere un tribunale di prima istanza e punire i sacerdoti colpevoli di una mancanza morale; avevano inoltre il diritto di reggere un sinodo.
È noto che gli arcipreti adempivano ai loro compiti, elargivano investiture canoniche a chi deteneva le prebende e ne autorizzavano l'incorporazione; supervisionavano inoltre l'amministrazione delle entrate della Chiesa e si occupavano della cura dei luoghi di culto. Potevano anche compilare i documenti legali necessari richiesti nell'esercizio delle funzioni del loro ufficio e dell'esecuzione degli atti giuridici che essi includevano. Accadeva piuttosto frequentemente che gli arcidiaconi non fossero scelti dai mwmgvescovi ma dal capitolo della mwmwCattedrale e, a volte, direttamente dal re. Dopo il XII secolo furono aiutati da vari funzionari e vicari, da loro stessi nominati, per il calcolo dei redditi delle loro estese proprietà.
Questa grande autorità si rivelò nel tempo onerosa per il clero e portò con sé una limitazione troppo grande dell'autorità episcopale. Nel mwnqXIII secolo diversi sinodi iniziarono a restringere la giurisdizione degli arcidiaconi. A essi venne proibito di impiegare i loro funzionari speciali e di esercitare la loro autorità quando il vescovo era presente nel loro territorio. Vennero privati anche del diritto di visitare liberamente le parrocchie del loro Arcidiaconato, di decidere punti importanti delle cause matrimoniali e di approvare sentenze sugli ecclesiastici colpevoli di gravi crimini. Inoltre, per via della creazione dell'ufficio diocesano di mwngvicario generale, vennero aperte corti di più alto appello rispetto a quella dell'arcidiacono, e su queste venne riversata la gran parte delle questioni in precedenza trattate nella corte dell'arcidiacono.
Quando infine il mwoaConcilio di Trento (mwoq1553) stabilì che tutte le cause matrimoniali e penali dovevano da quel momento in poi essere portate davanti al vescovocite-ref-2[2]; che l'arcidiacono non doveva avere più il potere di mwpgscomunicacite-ref-3[3]; che i procedimenti contro ecclesiastici infedeli al loro voto di mwqwcelibato non dovevano essere più portati davanti all'arcidiaconocite-ref-4[4] e che gli arcidiaconi dovevano effettuare visite solo quando autorizzati dal vescovo, e quindi fare rapporto a quest'ultimo riguardo al loro esitocite-ref-5[5], l'arcidiaconato venne completamente privato del suo carattere indipendente. A partire da quel momento gli arcidiaconati rurali scomparvero gradualmente dai luoghi dove ancora esistevano.
L'arcidiaconato della cattedrale, dove l'ufficio veniva ancora mantenuto, divenne ben presto in pratica un titolo vuoto. I compiti principali dell'incaricato erano di assistere il vescovo nei suoi obblighi episcopali e di garantire la rettitudine morale dei candidati al sacerdozio. Oggi tutto ciò è praticamente in disuso. Il titolo di arcidiacono è presente, sin dal 1742, nel Capitolo mwtqad instar collegiato della Parrocchia matrice di Casarano (Lecce) dove viene menzionato come mwtgseconda dignità.
Solo i mwvaprotestanti e gli mwvqanglicani mantennero, assieme all'organizzazione ecclesiastica primitiva, l'ufficio di arcidiacono con la sua giurisdizione speciale. Nelle parrocchie protestanti tedesche, con minore congruità, il titolo di arcidiacono venne conferito al primo mwvgUnterpfarrer (sottoparroco), o assistente pastore.
Arcidiacono nella Chiesa ambrosiana
Nella mwwqChiesa ambrosiana l'arcidiacono non ebbe mai poteri rilevanti in quanto l'amministrazione ordinaria era invece svolta dal mwwgprimicerio, capo dell'ordine decumano. All'arcidiacono spettava invece di guidare i mazzoconici, ovvero i maestri della scuola episcopale (una specie di mwxqseminario mwxgante litteram).
Note
cite-note-11. ↑ mwzqmwzgmwzwArcidiacono -Enciclopedia online, su mwaatreccani.it. mwag«in taluni casi candidato alla sua successione»
cite-note-22. ↑ Sess. XIV, XX, De reform.
cite-note-33. ↑ Sess. XXV, III, De ref.
cite-note-44. ↑ Sess. XXV, XIV, De ref.
cite-note-55. ↑ Sess. XXIV, III, De ref.
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